Dalla burocrazia al lavoro: la storia di Rocio Pando

Era maggio 2025 quando Rocio Pando ha varcato per la prima volta la porta del Polo Sociale Integrato di Taurianova. Aveva trent’anni, arrivava dal Perù e, come tante altre persone, era lì per una necessità concreta: avviare la pratica per il permesso di soggiorno. Nulla di più.

Non immaginava che quel luogo sarebbe diventato molto di più di uno sportello.

Nel suo Paese Rocio aveva costruito un percorso professionale solido: studi, formazione, lavoro. Ma una volta arrivata in Italia, quella stessa competenza sembrava non avere spazio. Nessun riconoscimento, nessuna opportunità, nessuna possibilità di esercitare ciò che sapeva fare. Una condizione comune a molti: competenze che restano sospese, invisibili.

È proprio qui che entra in gioco il lavoro del Polo Sociale Integrato di Taurianova, attivo nell’ambito del programma Su.Pr.Eme. 2, sostenuto dalla Regione Calabria e finanziato dal FAMI 2021–2027. Un presidio che, grazie alla collaborazione tra il Comune e il Consorzio Macramè, non si limita a fornire assistenza, ma costruisce percorsi di autonomia.

Per Rocio, questo percorso ha preso forma nel tempo. Dopo mesi di accompagnamento, orientamento e valorizzazione delle competenze, a dicembre 2025 è arrivata l’assunzione: oggi lavora come infermiera con il Consorzio Macramè. Opera tra il Borgo Sociale, lo sportello del Polo, le attività di outreach e l’assistenza domiciliare.

La sua non è una storia isolata. Sono già tre i beneficiari che hanno trovato un’occupazione grazie ai percorsi attivati: incontri con le aziende del territorio, orientamento al lavoro, riconoscimento delle competenze e dei mestieri tradizionali portati da altri Paesi.

Attorno a questi risultati si sviluppa un sistema più ampio di servizi. Il Polo offre corsi di italiano che coinvolgono ogni settimana 64 persone, assistenza legale, orientamento lavorativo e un servizio innovativo come il Taxi Sociale. Due mezzi, prenotabili via WhatsApp o Google Calendar, collegano tendopoli, Borgo Sociale e abitazioni dei beneficiari con ospedali, consultori e uffici pubblici. Non è solo mobilità: è uno strumento concreto per rendere le persone autonome nel territorio.

«Quello che stiamo costruendo qui non è un servizio — è un metodo», spiega Francesca Ruggeri, responsabile del Polo Sociale Integrato. «L’obiettivo è fare della Piana un luogo in cui chi arriva possa radicarsi davvero: lavorare, curarsi, mandare i figli a scuola, partecipare alla vita della comunità. Rocio non è un caso da raccontare, ma la dimostrazione che quando un territorio riconosce le competenze delle persone, il beneficio è collettivo».

La storia di Rocio parla di possibilità. Ma soprattutto racconta cosa succede quando l’accoglienza non si ferma all’assistenza, e diventa percorso, relazione, futuro.