Un confronto diretto e partecipato per ascoltare le istanze dei lavoratori agricoli e costruire risposte concrete contro lo sfruttamento lavorativo. Il Servizo 3 del Dipartimento della Famiglia e delle Politiche sociali della Regione Siciliana il 30 settembre scorso ha partecipato a un momento di dialogo territoriale, reso possibile nell’ambito del progetto Su.Pr.Eme. 2 grazie all’intervento del team a supporto dell’Ispettorato del Lavoro e all’azione del Polo Sociale Integrato di Siracusa.
L’iniziativa ha visto la partecipazione attiva dei rappresentanti del Comune di Pachino, tra cui il Sindaco, insieme all’Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Rosolini e ai referenti regionali, seduti in cerchio con circa quaranta lavoratori di origine tunisina impiegati nel settore agricolo locale. Il dialogo è stato facilitato dagli operatori Cooperativa Sociale Albero della Vita e dalla mediatrice culturale del team a supporto dell’Ispettorato.
Dalle testimonianze dirette è emerso con estrema chiarezza il meccanismo che regola la gestione della manodopera nelle campagne, pesantemente condizionato dall’intermediazione illecita che si frappone tra le aziende e i braccianti. Al centro dei racconti c’è una formula di appalto gestita dai caporali che trasforma l’attività in un cottimo esasperato. In questo schema la retribuzione e la continuità del lavoro vengono vincolate a ritmi insostenibili, che costringono a turni fino a undici ore continuative, spesso anche notturne, senza pause adeguate, visite mediche o fornitura di dispositivi di protezione individuale, fino al limite della tenuta fisica. L’assenza di un canale diretto con i datori di lavoro lascia spazio a forme di ricatto sistematico, compreso il trasporto a pagamento su mezzi sovraffollati e la costante minaccia di esclusione dall’ingaggio per chiunque chieda un contratto regolare o condizioni igienico-sanitarie dignitose, alimentando un clima di paura che frena le denunce.
Particolare rilievo è stato dato anche alla questione alloggiativa. La difficoltà di stipulare contratti di affitto regolari alimenta fenomeni di sovraffollamento abitativo e la compravendita illecita delle residenze, ostacoli che impediscono ai lavoratori di stabilizzare la propria posizione anagrafica e di accedere a diritti fondamentali come il ricongiungimento familiare. Tra le proposte emerse durante il confronto per arginare l’isolamento burocratico e tutelare la dignità delle persone, si è discussa l’adozione dello strumento della residenza virtuale.
