Il viaggio di Edrisa, dal Gambia a San Severo

«Il giorno in cui ho lasciato il Gambia, portavo con me più di una borsa. Portavo i volti della mia famiglia. Portavo le loro speranze. Portavo le mie paure. E portavo dentro di me una piccola voce che diceva: “Forse domani sarà migliore”».

Edrisa Keita è partito dal Gambia portando con sé solo dei sogni. Ma ha scoperto quanto possa essere dura la realtà. Il viaggio lungo la rotta migratoria, la traversata del Mediterraneo, l’arrivo in Italia sono stati tutt’altro che facili. «A volte la sopravvivenza stessa è una vittoria», racconta in una lettera che ha condiviso con i volontari e gli operatori del Polo Sociale Integrato di San Severo, nell’ambito del Programma Su.Pr.Eme. 2.

«Avevo raggiunto l’Italia, ma il mio viaggio non era finito. Dovevo imparare a vivere di nuovo. Tutto era diverso: la lingua, la cultura, le persone, le strade, il sistema. Ero arrivato con dei sogni, ma ero arrivato anche portando con me ricordi che non potevo semplicemente lasciare alle spalle. Ho vissuto giorni difficili. Mi sono sentito perso. Mi mancava casa. E a volte mi sono chiesto se tutta la sofferenza fosse valsa la pena».

Ad attenderlo, però, non c’era solo il ghetto di Torretta Antonacci, a San Severo. Una sera, tornando stanco dal lavoro, Edrisa incontra un uomo che distribuisce vestiti e cibo: è l’inizio del suo percorso con la Caritas e con don Nazareno. «Aiutiamo le persone gratuitamente», gli viene detto. Parole che, come racconta lui stesso, «toccarono profondamente il mio cuore».

Da quel gesto è nato un cambiamento più grande, reso possibile anche grazie al lavoro dei Poli Sociali Integrati Su.Pr.Eme. 2 della Regione Puglia, impegnati ogni giorno nell’accoglienza, nell’ascolto e nel sostegno dei cittadini migranti che vivono nei ghetti e negli insediamenti informali del territorio pugliese.

Nel corso del nuovo percorso intrapreso, Edrisa ha avuto la possibilità di frequentare e di avviare un processo di autonomia abitativa e personale. Grazie alla misura del voucher per l’abitare autonomo, promossa nell’ambito delle azioni progettuali di Su.Pr.Eme. 2, ha potuto lasciare l’insediamento informale, accedendo, in seguito, a una soluzione abitativa stabile, sostenuto da un contributo economico finalizzato al pagamento dell’affitto. Ha inoltre avuto la possibilità di frequentare l’Istituto di Istruzione Secondaria di II grado “Di Sangro Minuziano-Alberti” e di avviare un concreto processo di autonomia personale e abitativa.

«A volte, quando penso a San Severo, ricordo quei primi giorni e come, lentamente, tutto sia diventato familiare: le persone che mi hanno accolto, la scuola, i pranzi, le risate e le amicizie…»

La storia di Edrisa è quella di tante persone che, partite da un dolore, trovano nel territorio pugliese non solo accoglienza ma anche dignità e una nuova possibilità.